
La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran continua ad intensificarsi mentre il conflitto entra nella sua seconda settimana, con nuovi attacchi militari, tensioni diplomatiche e crescenti timori per l’economia globale. Le ultime dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump e gli sviluppi sul campo indicano che la crisi potrebbe protrarsi ancora a lungo.
Trump: “Solo resa incondizionata”
In un messaggio pubblicato sui social e ribadito da fonti della Casa Bianca, Trump ha dichiarato che non ci saranno negoziati con Teheran finché l’Iran non accetterà una resa incondizionata.
Secondo il presidente statunitense, l’obiettivo dell’offensiva militare è distruggere le capacità missilistiche e militari iraniane e impedire definitivamente al Paese di sviluppare armi nucleari.
La linea dura di Washington complica i tentativi diplomatici avviati da alcuni Paesi per fermare il conflitto, mentre diversi leader internazionali continuano a chiedere una de-escalation.
Rubio: “La guerra durerà diverse settimane”
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha informato diversi governi arabi che il conflitto potrebbe durare ancora diverse settimane, spiegando che le operazioni militari mirano soprattutto a colpire lanciamissili, depositi e infrastrutture militari iraniane.
Secondo fonti diplomatiche, Washington ritiene che un’operazione prolungata sia necessaria per neutralizzare completamente le capacità militari di Teheran.
Droni contro una base Usa nel Kurdistan iracheno
Intanto il conflitto continua ad allargarsi nella regione. Nelle ultime ore droni armati hanno colpito una base militare statunitense nel Kurdistan iracheno, in uno degli attacchi più recenti contro installazioni americane nel Medio Oriente.
L’episodio si inserisce nella serie di azioni di rappresaglia iraniane e dei gruppi alleati contro obiettivi statunitensi e israeliani nella regione del Golfo.
Negli ultimi giorni missili e droni lanciati da Teheran o da milizie alleate hanno colpito diversi Paesi del Golfo e infrastrutture strategiche, aumentando il rischio di un conflitto regionale più ampio.
Nuovi bombardamenti israeliani sul Libano
La guerra coinvolge sempre più anche il Libano, dove l’aviazione israeliana ha condotto un nuovo raid nelle ultime ore causando almeno cinque morti.
Israele continua a colpire posizioni legate a Hezbollah, alleato di Teheran, mentre centinaia di migliaia di civili stanno lasciando il sud del Paese dopo gli ordini di evacuazione diffusi dall’esercito israeliano.
Accuse contro gli Stati Uniti per l’attacco alla scuola
Sul piano umanitario cresce la polemica per un bombardamento che ha colpito una scuola femminile a Minab, nell’Iran meridionale.
Secondo un’inchiesta citata dal New York Times, l’attacco sarebbe stato probabilmente causato da un raid di precisione statunitense, forse dovuto a un errore di intelligence.
Il bombardamento, avvenuto nei primi giorni dell’offensiva, avrebbe provocato decine o centinaia di vittime, molte delle quali studentesse, diventando uno degli episodi più controversi della campagna militare.
Impatto sull’energia: il Qatar teme stop al gas
Il conflitto sta avendo ripercussioni anche sul mercato energetico globale. Il Qatar ha avvertito che potrebbero servire settimane o mesi per riavviare completamente l’export di gas naturale liquefatto qualora l’instabilità nel Golfo dovesse continuare.
La tensione nello Stretto di Hormuz, da cui passa una parte significativa del petrolio mondiale, ha già spinto il prezzo del greggio oltre i 90 dollari al barile.
Bilancio umano e rischio escalation
Il conflitto ha già provocato un pesante bilancio di vittime: secondo diverse stime, oltre 1.200 persone sarebbero morte in Iran e più di 200 in Libano, mentre migliaia di civili sono stati costretti a lasciare le proprie case.
Con nuovi attacchi missilistici, raid aerei e droni che continuano a colpire diversi Paesi del Medio Oriente, cresce il timore che la guerra possa trasformarsi in un conflitto regionale su larga scala.
Intanto, mentre la diplomazia internazionale cerca di riaprire canali di dialogo, la posizione degli Stati Uniti resta ferma: nessun negoziato con Teheran senza una resa completa.